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La camorra va combattuta con tutte le forze e la sentenza di oggi deve essere un monito per il governo e il Pdl. Non bisogna ridurre gli strumenti di indagine a disposizione dei magistrati, a cominciare dalle intercettazioni, né bloccare i tribunali con le vergognose norme ’salvapremier’, che avranno l’effetto di paralizzare circa centomila procedimenti, scaricandone così il peso sulle udienze dell’anno prossimo e determinando un caos senza precedenti per gli uffici giudiziari. Occorre, invece, dare più risorse ai magistrati e dar loro strumenti legislativi che consentano di colpire inesorabilmente i patrimoni illecitamente accumulati.

Resteranno in cella per il resto della loro vita. I Casalesi, i potentissimi boss del clan camorristico della provincia di Caserta, sono stati abbattuti. Non dai colpi di una fazione rivale, ma dalla sentenza emessa oggi dalla prima sezione della Corte d’assise d’appello di Napoli, che ha confermato i 16 ergastoli inflitti nel primo grado del processo Spartacus.

Conferma dell’ergastolo per Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, Michele Zagaria e Antonio Iovine, i capi del clan dei casalesi, i primi due gia’ detenuti e gli altri due latitanti. Il dispositivo, letto in aula alle 12,30 circa, è molto complesso ed ha anche modficato la sentenza di primo grado del 15 settembre 2005 relativamente ad alcuni capi di imputazione.

Rispetto alla sentenza di primo grado, l’unica differenza sul fronte degli ergastoli e’ che la massima pena e’ stata inflitta anche a Giuseppe Diana, in primo grado condannato a nove anni, mentre Giuseppe Russo, cui nel 2005 fu comminato l’ergastolo, viene condannato oggi a 30 anni. Il massimo della pena è stato inflitto anche a Giuseppe Caterino, Mario Caterino (latitante), Cipriano D’Alessandro, Raffaele Diana (latitante), Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Russo, Francesco Schiavone, detto ‘Cicciariellò, Walter Schiavone, Luigi Venosa, Vincenzo Zagaria e Alfredo Zara.

La sentenza del processo d’appello Spartacus di oggi è il trionfo della giustizia sulla piaga della camorra. E’ una vittoria importante che dà nuovamente fiducia ai cittadini e restituisce dignità alle Istituzioni.

E’ morta stamane, all’ospedale di Montebelluna (Treviso), la donna italiana di 30 anni ricoverata a causa del focolaio di meningite sorto nel Trevigiano. La notizia è stata resa nota dal direttore generale dell’Usl 7 Lino Del Favero.

Si tratta del terzo decesso dopo quello del ragazzo di 15 anni di origine greca e del senegalese di 33 anni le cause della cui morte sono state stabilite ieri dopo che era stato trovato cadavere in casa alcuni giorni fa.Ieri all’ospedale di Treviso, era deceduto uno dei giovani ricoverati nei giorni scorsi affetto da meningite fulminante. Mentre qualche giorno fa era morto un ragazzo di 15 anni colpito dallo stesso morbo.

E dopo il Veneto anche a Roma si registra un caso di meningite. Un ragazzo di 17 anni è in coma al Policlinico Umberto I. Il minorenne frequenta il quarto anno di grafica all’Istituto professionale Teresa Confalonieri.

Il focolaio è stato individuato, secondo quanto riferito dall’Assessorato alla Sanità della Regione Veneto in due locali del Trevigiano, una birreria e un disco-pub. Tutti i giovani che poi sono risultati contagiati dal morbo avevano frequentato nelle ore precedenti questi due locali, uno a Pederobba (Treviso), uno a Conegliano (Treviso).

Secondo quanto stabilito dall’Assessorato alla Sanità della Regione, si è proceduto ad un controllo su tutti i frequentatori dei locali in questione, sono state decine le persone che si sono presentate per essere monitorate.  Sono rimasti comunque soltanto cinque casi di malattia conclamata, piu’ un sesto caso di malattia contratta indirettamente.

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Nuovo incendio in un impianto della Thyssenkrupp, dopo quello, avvenuto nella sede di Torino, che alcuni giorni fa ha provocato la morte di quattro operai. Questa volta a prender fuoco è stata una cappa di aspirazione, all’esterno del reparto di finitura di una sede distaccata dell’azienda, a Terni.

L’incendio, che non ha provocato nè feriti nè danni alle strutture, è stato immediatamente spento dai vigili del fuoco. Lo stabilimento, che non è la sede centrale delle ex acciaierie di Terni, si trova nella zona industriale di Vocabolo Sabbione.

Speriamo che sia veramente l’ultimo epilogo di una storia triste.